È recente la notizia che il saltatore italiano Gianmarco Tamberi dovrà saltare le Olimpiadi di Rio a causa di una lesione del legamento della caviglia sinistra. Poco prima di sopraggiungere l’infortunio era stato preceduto dall’immensa gioia per aver stabilito il nuovo record italiano di salto in alto (2,39m).

Passare dalla gioia e dalla felicità al dolore ed allo sconforto è una situazione che tutti gli sport fanno vivere all’ennesima potenza in tutti coloro che lo seguono o che lo praticano. In questo caso, però, questo ottovolante emotivo ci mette di fronte ad un imprevisto che tutti gli sportivi si trovano a dover affrontare, prima o poi, nel corso della loro carriera: gli infortuni.

Quanto conta la componente mentale negli infortuni?

INFORTUNI E MENTE
Un infortunio, come abbiamo appena visto, non è soltanto una questione fisica, ma anche mentale. Esso, infatti, ci mette di fronte a varie situazioni di carattere psicologico:

Un infortunio è un cambio di prospettiva.
Da infortunato non posso fare (immediatamente, ma in certi casi mai) quello che potevo fare prima. Nel caso di Tamberi, per esempio, l’atleta è passato dall’idea di andare alle Olimpiadi del 2016 a quella di doverle saltare, puntando a quelle del 2020. In certi casi un infortunio può voler significare perdere esplosività o forza per il futuro.

Un infortunio è un trauma psicologico.
Al dolore fisico si aggiunge un dolore psicologico ed emotivo. Delusione, rabbia, tristezza, sconforto, ecc… sono solo alcune delle emozioni che si provano e che bisogna imparare a riconoscere, utilizzare, trasformare in maniera propositiva.

Un infortunio può diventare un timore per il futuro.
In certi casi gli infortuni possono portare con loro paura. Paura di non tornare più come prima oppure la paura di rifarsi male, una volta ritornati a gareggiare dopo l’infortunio. Il nostro cervello infatti, come meccanismo di protezione, si ricorda molto bene le situazioni che ci hanno fatto stare male, per ricordarci cosa è successo.

Un infortunio è un viaggio.
Ripartire dopo un infortunio è, come vedremo fra un attimo, l’inizio di un viaggio, quello della riabilitazione, difficile da gestire dal punto di vista mentale perché non ci si allena per una competizione ma, per tornare in uno stato di forma ottimale e più simile possibile a quello di partenza.

 

 

IL VIAGGIO DELL’INFORTUNIO
Siamo tutti quanti esseri umani differenti. La storia dello Sport ci racconta di atleti che, dopo un infortunio, sono tornati addirittura più forti di prima, mentre in altri casi proprio i problemi fisici hanno rovinato carriere di atleti promettenti.
Quali capacità mentali sono importanti e impattano nella ripresa da un infortunio?

GESTIONE DELLO STRESS. Farsi male, oltre che doloroso, è stressante, comporta tutta una serie di momenti (esami, visite, terapie, ecc…) che possono essere molto impegnative dal punto di vista mentale. A volte bisogna decidere se operarsi oppure no, decisione importante e che da molto da pensare a qualsiasi atleta.

GESTIONE DELLE EMOZIONI. Le emozioni spiacevoli che seguono l’infortunio vanno gestite in maniera funzionale alla ripresa dell’individuo, diventando uno stimolo piuttosto che un momento di blocco o fuga.

STILE DI PENSIERO. Cosa pensa un atleta di un infortunio? Pensare che farmi male ha rovinato per sempre la mia carriera è nettamente diverso dal pensare che un infortunio è un evento spiacevole dal quale mi rialzerò. Analizzare i pensieri dell’atleta, ricostruendoli in una versione propositiva è un aspetto fondamentale.

PIANIFICAZIONE DEGLI OBIETTIVI. Riprendersi da un infortunio non è soltanto questione di terapie e riabilitazione fisica, ma è un viaggio a tappe che va pianificato con obiettivi a breve, medio e lungo termine che aiutino l’atleta a restare concentrato, a non abbattersi e a riconoscere i piccoli miglioramenti e passi in avanti che si stanno facendo.

PREPARAZIONE MENTALE AL RIENTRO. Mentre si sta procedendo nella riabilitazione è fondamentale, per un atleta, continuare a lavorare sulle proprie capacità mentali, così da potersi presentare al rientro nello stato di forma psico-fisica migliore possibile.

 

DALL’INFORTUNIO AL RIENTRO
Il dolore di dover saltare un Olimpiade, il sogno di ogni sportivo, deve essere davvero fortissimo in questo momento, esattamente a ridosso dell’infortuno. Timberi dovrà affrontare un viaggio lungo e difficile, ricco di dubbi. Lo stesso Timberi infatti ha dichiarato

“Vorrei urlarlo che tornerò più forte di prima, ma ora riesco solo a piangere”

Rabbia, dubbi, paure, dolore e desiderio di tornare sono dentro questa dichiarazione dell’atleta azzurro.
Prepararsi mentalmente ad affrontare e gestire tutte questi aspetti psicologici fa una grandissima differenza per tutti gli atleti a tutti i livelli.

 

In questi momenti molto difficili e particolari, non va dimenticata la cura del clima attorno alla persona, del sostegno, dell’affetto e del supporto delle persone importanti. Cultura sportiva è anche clima e, in questo senso, chi lavora insieme ad un atleta infortunato diventa immediatamente una risorsa fondamentale, in grado di influenzare lo spirito e la mentalità di chi sta lottando contro un ostacolo.

 

A volte gli infortuni non ci fanno tornare più forti di prima, ma ci fanno tornare diversi, il che non significa per forza peggiori, ma semplicemente con degli strumenti differenti.

Molti atleti, infatti, ammettono di aver imparato a conoscersi meglio durante il recupero da un infortunio, tornando con più forza e consapevolezza, magari avendo sfruttato il tempo del rientro per lavorare su aspetti tecnici e tattici mai visti in precedenza. Essere consapevoli di questo, allenando la mente e riabilitando il fisico è indubbiamente uno strumento in più, uno strumento che può farci urlare con certezza che torneremo per dare il meglio di noi stessi!!

 

 

Alessandro Todeschi
Alessandro Todeschi
Sono uno Psicologo dello Sport. Credo nella forza delle persone, dell'ironia e nel potere del gioco.

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