Tutta questione di Scatole

La scatola.

Cartesio la divideva a metà. Pirandello ne vedeva centomila. Platone non la tocca, ma esiste. La Gestalt la suddivide in parti per poi sommarne la capacità.

Tanti modi di dire e agire, per parlare di concetti, idee, identità. Ma cerchiamo ora di ripulirci di presunzioni e cerchiamo di parlare piano, per non dover litigare e non dover difendere, ancora una volta, la nostra scatola.

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La scatola,
piccola casa che ci fa sentire protetti ed invisibili,
ambiente che dà senso alla nostra vita,
animale vorace che mangia il nostro futuro,
piacevole muro dove cementificare il proprio ego,
lunga falce che divide relazioni e opinioni.

 

 

La scatola, che nelle sue pareti ha i nostri limiti di consapevolezza, nello scotch che la tiene insieme ha i nostri pregiudizi e la paura dello sconosciuto, nelle sue dimensioni ha la grandezza del nostro ego e nell’arredamento interno ha le ferite subite dal mondo esterno.

 

Ma cosa c’entra la scatola con lo sport?

Lo sport è quel bambino curioso che apre i regali a Natale. Quel movimento ingenuo e non strutturato che ci permette di tagliare lo scotch e tornare a divertirci. Divertire, nel senso di esplorare il diverso e godere, con felicità, della nuova conoscenza.

Lo sport, nella sua concezione educativa, performativa e portatrice di benessere, non usa scatole. Piuttosto le raccoglie, e in ottica di riciclo le pressa per poi costruirne attrezzi sportivi.

Nel mondo sportivo – non c’è scatola che tenga – ci siamo noi, con le nostre paure da superare, i nostri dubbi da colmare, la nostra forza da testare.

Alessandro Turchetti D.
Alessandro Turchetti D.
Sono uno Psicologo dello Sport. Amo lo storytelling e la poesia.
 Cerco, con simpatia, la felicità.

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